L'acrobata ( Michele Zarrillo )

C'è un mare in silenzio quassù e rete non ho
ma cresce il tamburo nel blù e mi lancerò
e fermano il fiato per me, ma li stupirò
nel cerchio che poi, nel vuoto farò.

Le case, la gente, le vie, lontane laggiù
gli errori degli uomini qui non contano più
la soglia del male che è in noi io supererò
e fino in platea, ti raggiungerò.

Amore, che devo inventare
io come i poeti e gli uccelli qui a terra equilibrio non ho
ma il cuore, mi spinge a rischiare
e su questo filo attaccato alla luna ogni sera vivrò
morendo davanti ai tuoi occhi e al tuo seno, mi libererò
nel volo che so...

Accarezzo il tuo grano e poi su nell'immensità
qualunque promessa sarà più vera da qua
per lunghi secondi finché dimenticherò
che un uomo quassù, restare non può.

Amore, che devo inventare
io come i bambini e gli acrobati a terra un mio senso non ho
ma il cuore mi spinge a rischiare
su questo trapezio che passa ogni sera e non torna mai più
e che tenerezza afferrarti le mani e portarti nel blù...
non scendere più.

Perdonami questa bugia più grande di noi
ma come vorrei portarti lassù... non scendere più.

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